Pagina:Eneide (Caro).djvu/664

[1470-1493] libro xii. 623

1470Senza veder nè come indi il togliesse,
Nè come lo levasse, nè se gisse,
Nè se corresse. Disnervate e fiacche
Gli vacillâr le gambe, e freddo e stretto
Gli si fe’ ’l sangue. Il sasso andò per l’aura
1475Sì che ’l colpo non giunse, e non percosse.
     Come di notte, allor che ’l sonno chiude
I languid’occhi a l’affannata gente,
Ne sembra alcuna volta essere al corso
Ardenti in prima, e poi freddi in su ’l mezzo,
1480Manchiam di lena sì ch’i piè, la lingua,
La voce, ogni potenza ne si toglie
Quasi in un tempo: così Turno invano
Tutte del suo valor le forze oprava
Da la Dira impedito. Allora in dubbio
1485Fu di sè stesso, e molti per la mente
Gli andaro e vari e torbidi pensieri.
Torse gli occhi a’ suoi Rutuli, e le mura
Mirò de la città: poscia sospeso
Fermossi, e pauroso; sopra il tèlo
1490Vistosi del gran Teucro, orror ne prese,
Non più sapendo o dove per suo scampo
Si ricovrasse, o quel che per suo schermo,
O per l’offesa del nimico oprasse.

[903-918]