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610 l'eneide [1145-1169]

1145L’armi deposte, a rimirar si diero.
Latino esso re stesso spettatore
Ne fu con meraviglia, ch’anzi a lui
Altri due re sì grandi, e di due parti
Del mondo sì diverse e sì remote,
1150Fosser de l’armi al paragon venuti.
     Eglino, poichè largo e sgombro il campo
Ebber davanti, non si fur da lunge
Veduti a pena, che correndo entrambi
Mosser l’un contra l’altro. I dardi in prima
1155S’avventâr di lontano, indi s’urtaro;
E ’l tonar degli scudi e ’l suon degli elmi
Fe la terra tremare, e l’aura ai colpi
Fischiò de’ brandi. La fortuna insieme
Si mischiò col valore. In cotal guisa
1160Sopra al gran Sila o del Taburno in cima,
D’amore accesi, con le fronti avverse
Van due tori animosi a riscontrarsi;
Che pavidi in disparte se ne stanno
I lor maestri, s’ammutisce e guarda
1165La torma tutta, e le giovenche intanto
Stan dubbie a cui di lor marito e donno
Sia de l’armento a divenir concesso;
Ed essi urtando, con le corna intanto
1169Si dan ferute, che le spalle e i fianchi


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