Pagina:Eneide (Caro).djvu/65

24 l’eneide. [558-582]

Fu tra gli altari ucciso; e non gli valse
Che la germana sua tanto l’amasse.
560Ciò fe celatamente: e per celarlo
Vie più, con finzïoni e con menzogne
Deluse un tempo ancor l’afflitta amante.
Ma nel fin, di Sichèo la stessa imago,
Fuor d’un sepolcro uscendo, sanguinosa,
565Pallida, macilenta e spaventevole,
Le apparve in sogno, e presentolle, avanti
Gli empi altari ove cadde, il crudo ferro
Che lo trafisse, e del suo frate tutte
L’occulte scelleraggini l’aperse.
570Poscia: Fuggi di qua, fuggi, le disse
Tostamente, e lontano. E per sussidio
De la sua fuga, le scoperse un loco
Sotterra, ov’era inestimabil somma
D’oro e d’argento, di molt’anni ascoso.
575Quinci Dido commossa, ordine occulto
Di fuggir tenne, e d’adunar compagni;
Chè molti n’adunò, parte per odio,
Parte per téma di sì rio tiranno.
Le navi che trovâr nel lito preste,
580Caricâr d’oro, e fêr vela in un subito.
Così il vento portossene la speme
De l’avaro ladrone. E fu di donna


[350-364]