Pagina:Eneide (Caro).djvu/643

602 l'eneide [945-969]

945Come pria s’abbattero. Altri lanciando
Oppugnâr la muraglia; onde levossi
Di terra un nembo che fece ombra al sole.
     Enea sotto le mura attorneggiato
Da’ primi suoi, la destra alto e la voce
950Levando, or con Latino or con gli Dei
Si protestava, che due volte a l’armi
Era forzato e che due volte il patto
Gli si turbava. I cittadini intanto
Facean tumulto. E chi volea che dentro
955Si chiamassero i Teucri e che le porte
Fossero aperte, il re fin sulle mura
A ciò traendo;, e chi l’armi gridando
S’apprestava a difesa. Era a vederli
Qual è di pecchie entro una cava rupe
960Accolto sciamo allor che dal pastore
D’amaro fumo è la caverna offesa;
Che trepide, confuse e d’ira accese,
Per l’incerate fabbriche travolte,
Discorrendo e ronzando se ne vanno:
965Al cui stridor l’affumigata grotta
Mormora, e tetro odore a l’aura esala.
     In questo tempo un infortunio orrendo,
Timor, confusïone e duolo accrebbe
969Agli afflitti Latini, e pose in pianto


[578-594]