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[670-694] libro xii. 591

670Lo scompiglio e l’orrore; e già ’l periglio
S’avvicinava; già di polve il cielo,
Di cavalieri il campo era coverto;
Che fin dentro a’ ripari e fra le tende
Ne cadevano i dardi; e già da presso
675S’udian de’ combattenti e de’ caduti
I lamenti e le grida. Il caso indegno
D’Enea suo figlio, e ’l suo stesso dolore
In sè Ciprigna e nel suo cor sentendo,
Ratto v’accorse, e fin di Creta addusse
680Di dittamo un cespuglio, che recente
Di sua man còlto, era di verde il gambo,
Di tenero le foglie, e d’ostro i fiori
Tutto consperso e rugiadoso ancora.
Quest’erba per natura ai capri è nota,
685E da lor cerca allor che ’l tergo o ’l fianco
Ne van di dardo o di saetta infissi.
Con questa Citerèa per entro un nembo
Ne venne ascosa, e col salubre sugo
D’ambrosia e d’odorata panacea
690Mischiolla, e poscia i tiepidi liquori
Ch’eran già presti in tal guisa ne sparse,
Che nïun se n’avvide. E n’ebbe a pena
La piaga infusa, che l’angoscia e ’l duolo
Cessò repente, il sangue d’ogni parte

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