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645Comparso intanto era a la cura Iäpi
D’Iäso il figlio, sovr’ogn’altro amato
Da Febo. E Febo stesso, allor ch’acceso
Era da l’amor suo, la cetra e l’arco
E ’l vaticinio, e qual de l’arti sue
650Più l’aggradasse, a sua scelta gli offerse.
Ei che del vecchio infermo e già caduco
Suo padre la salute e gli anni amava,
Saper de l’erbe la possanza, e l’uso
Di medicare elesse, e senza lingua
655E senza lode e del futuro ignaro
Mostrarsi in pria, che non ritorre a morte
Chi li diè vita. A la sua lancia Enea
Stava appoggiato, e fieramente acceso
Fremendo, avea di giovani un gran cerchio
660Col figlio intorno, al cui tenero pianto
Punto non si movea. Sbracciato intanto
E con la veste e la cintura avvolta,
Qual de’ medici è l’uso, il vecchio Iäpi
Gli era d’intorno; e con diverse pruove
665Di man, di ferri, di liquori e d’erbe
Invan s’affaticava, invano ogn’opra,
Ogn’arte, ogni rimedio, e i preghi e i voti
Al suo maestro Apollo eran tentati.
     De la battaglia rinforzava intanto

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