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[1170-1194] libro xi. 553

1170Da letti e da bottiglie, a nozze, a pasti,
A sacrifici, allor che ne le sacre
Foreste è da l’aruspice intonato
Che la vittima e grassa, itene tutti
Seco a goder del saginato bue
1175A piena pancia; chè null’altro amore,
Null’altro studio è ’l vostro. E, ciò dicendo,
Ne va come devoto a morte anch’egli.
Con Vènolo s’affronta; e sì com’era
Turbato, l’aggavigna, e fuor lo tragge
1180Del suo cavallo. Alto levossi un grido
Tal, che tutti a veder le ciglia alzaro
I Latini e i Tirreni. Iva Tarconte
Per la campagna con la preda in grembo
Del nimico e de l’armi; e ’n mezzo al corso
1185Svelge da l’asta sua medesma il ferro,
E cerca ov’è di piastra il corpo ignudo
Per darli morte. E mentre ne la gola
Tenta ferirlo, ei con le braccia in alto
Si scherma, regge il colpo, e da la forza
1190Quanto può con la forza si districa.
     Come ne l’aria insieme avviticchiati
Si son visti talor l’aquila e ’l serpe
Pugnar volando, e l’una aver con l’ugne
E col becco ghermito e morso l’altro:

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