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526 l'eneide. [495-519]

Ciascun per sè. Ma noi per noi, che speme495
E che possanza avemo? Ecco davanti
Agli occhi vostri, e fra le vostre mani
Vedete la strettezza e la ruina
In che noi siamo. Nè però ne ’ncolpo
Alcun di voi. Tutto ’l valor s’è mostro500
Che mostrar si potea: con tutto ’l corpo,
E con quanto ha di forza il nostro regno
S’è combattuto. Or quale in tanto dubbio
Sia la mia mente, udite. È nel mio stato
Vicino al Tebro un territorio antico,505
Che in vèr l’occaso per lunghezza attinge
Fin dove de’ Sicani era il confine.
Dagli Rutuli è cólto e dagli Aurunci,
Che i duri colli e i più deserti paschi
Ne tengon da l’un canto: a questo aggiungo510
Quella piaggia di pini e quella costa
De la montagna; e tutto è mio disegno
Che si ceda a’ Troiani e ch’amicizia,
Accordo e patti e lega e leggi eguali
Abbiam con essi; e qui, s’a qui fermarsi515
Sono o da’ fati o dal desire indotti,
Ferminsi; e i loro alberghi e le lor mura
Fondino a lor diletto. E s’altra parte
Cercano e d’altre genti (se pur ponno

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