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[270-294] libro xi. 517

T’han procurato. Con sì gran trofei270
Del tuo valor sì chiara mostra han fatto,
E de’ vinti da te. Nè fòra meno
Tra questi il tuo gran tronco, s’a te fosse,
Turno, stato d’età pari il mio figlio,
E par de la persona e de le forze275
Che ne dan gli anni. Ma che più trattengo
Quest’armi a’ Teucri? Andate, e da mia parte
Riferite ad Enea che, quel ch’io vivo
Dopo Pallante, è sol perchè l’invitta
Sua destra, come vede, al figlio mio280
Ed a me deve Turno. E questo solo
Gli manca per colmar la sua fortuna
E ’l suo gran merto; chè per mio contento
Nol curo; e contentezza altra non deggio
Sperare io più che di portare io stesso285
Questa novella di Pallante a l’ombra.
     Avea l’Aurora col suo lume intanto
Il giorno e l’opre e le fatiche insieme
Ricondotte a’ mortali. Il padre Enea
E ’l buon Tarconte, ambi, in su ’l curvo lito290
I cadaveri addotti, a’ suoi ciascuno
Com’era l’uso, un’alta pira eresse,
La compose e l’incese. E mentre il foco
Di fumo e di caligine coverto

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