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516 l'eneide. [245-269]

Primizie infauste, infausti fondamenti245
De la tua gioventù! Vane preghiere,
Voi miei non accetti e non intesi
Da nïun dio! Santissima consorte,
Che morendo fuggisti un dolor tale,
Quanto sei tu di tua morte felice!250
Quanto infelice e misero son io,
Che vecchio e padre al mio diletto figlio
Sopravvivendo, i miei fati e i miei giorni
Prolungo a mio tormento! Ah! foss’io stesso
Uscito co’ Troiani a questa guerra!255
Ch’io sarei morto; e questa pompa avrebbe
Me così riportato, e non Pallante.
Nè per questo di voi, nè de la lega,
Nè de l’ospizio vostro io mi rammarco,
Troiani amici. Era a la mia vecchiezza260
Questa sorte dovuta. E se dovea
Cader mio figlio, perchè tanta strage
Io vedessi de’ Volsci, e perchè Lazio
Fosse a’ Teucri soggetto, in pace io soffro
Che sia caduto. E più compito onore265
Non aresti da me, Pallante mio,
Di questo che ’l pietoso e magno Enea
E i suoi magni Troiani e i toschi duci
E tutte insieme le toscane genti

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