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500 l’eneide. [1295-1319]

1295Ne gl’increbbe e ne pianse; e di paterna
Pietà quasi un’imago avanti agli occhi
Veder gli parve, e ’ntenerito il core,
Stese la destra e sollevollo, e disse:
Miserabil fanciullo! e quale aita,
1300Quale il pietoso Enea può farti onore
Degno de le tue lodi e del presagio
Che n’hai dato di te? L’armi che tanto
Ti son piaciute, a te lascio, e ’l tuo corpo
A la cura de’ tuoi, se di ciò cura
1305Ha pur l’empio tuo padre, acciò di tomba
E d’essequie t’onori. E tu, meschino,
Poi che dal grand’Enea morte ricevi,
Di morir ti consola. Indi assecura,
Sollecita, riprende, e de l’indugio
1310Garrisce i suoi compagni; e di sua mano
L’alza, il sostiene, il terge e de la gora
Del suo sangue lo tragge, ove rovescio
Giacea languido il volto e lordo il crine,
Che di rose eran prima e d’ostro e d’oro.
     1315Stava del Tebro in su la riva intanto
Lo sfortunato padre, e la ferita
Già lavata ne l’onde, afflitto e stanco
S’era con la persona appo d’un tronco
Per posarsi appoggiato: e l’elmo a canto


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