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498 l'eneide. [1245-1269]

1245Lauso, che in tanto rischio il caro padre
Si vide avanti, amor, tèma e dolore
Se ne sentì, ne sospirò, ne pianse.
E qui, giovine illustre, il caso indegno
De la tua morte e ’l tuo zelo e ’l tuo fato
1250Non tacerò; se pur tanta pietate
Fia chi creda de’ posteri, e d’un figlio
D’un empio padre. Il padre a sì gran colpo
Si trasse indietro; chè di già ferito,
Benchè non gravemente, e da l’intrico
1255De l’asta imbarazzato, era a la pugna
Fatto inutile e tardo. Or mentre cede,
Mentre che de lo scudo il dardo ostile
Di sferrar s’argomenta, il buon garzone
Succede ne la pugna, e del già mosso
1260Braccio e del brando che stridente e grave
Calava per ferirlo, il mortal colpo
Ricevè con lo scudo e lo sostenne.
E perch’agio a ritrarsi il padre avesse
Riparato dal figlio, i suoi compagni
1265Secondâr con le grida; e con un nembo
D’armi, che gli avventâr tutti in un tempo,
Lo ributtaro. Enea via più feroce
Infurïando, sotto al gran pavese
Si tenea ricoverto. E qual, cadendo

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