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[1170-1194] libro x. 495

1170Più valea che di furto. Alfin l’atterra,
E l’asta e ’l piè sopra gl’imprime e dice:
Ecco, Oròde è caduto: una gran parte
Giace de la battaglia. A questa voce
Lieti alzaro i compagni al ciel le grida;
1175Ed ei mentre spirava: Oh, disse a lui,
Qual che tu sii, non fia senza vendetta
La morte mia: nè lungamente altero
N’andrai: chè dietro a me nel campo stesso
Cader convienti. A cui Mezenzio un riso
1180Tratto con ira, Or sii tu morto intanto,
Rispose, e quel che può Giove disponga
Poscia di me. Così dicendo il tèlo
Gli divelse dal corpo, ed ei le luci
Chiuse al gran buio ed al perpetuo sonno.
1185Cèdico occise Alcáto: Socratóre
Occise Idaspe; a due la vita tolse
Rapo, a Partenio ed al gagliardo Orsone;
Messápo anch’egli a due la morte diede:
A Clònio da cavallo, ad Ericate,
1190Ch’era pedone, a piede. Agi di Licia
Movendo incontro a lui, fu da Valero
Valoroso, e de’ suoi degno campione,
A terra steso; Atron da Sálio anciso;
E Sálio da Nealce, che di dardo

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