Pagina:Eneide (Caro).djvu/533

492 l'eneide. [1095-1119]

1095Si scorse il legno, che del padre Dauno
A l’antica magion per forza il trasse.
     Mezenzio in questo mentre che da l’ira
Era spinto di Giove, ardente e fiero
Entrò ne la battaglia; e i Teucri assalse
1100Che già ’l campo tenean superbi e lieti.
Da l’altro canto le tirrene schiere
Mossero incontro a lui. Contra lui solo
S’unîr tutti de’ Toschi e gli odi e l’armi;
Ed egli, a tutti opposto, alpestro scoglio
1105Sembrava, che nel mar si sporga, e i flutti,
E i venti minacciar si senta intorno,
E non punto si crolli. Ognun ch’avanti
O l’ardir gli mandava o la fortuna,
A’ piè si distendea. Nel primo incontro
1110Ebro di Dolicáo, Látago e Palmo
Tolse di mezzo. Ebro passò fuor fuori
Con un colpo di lancia: il volto e ’l teschio,
Un gran macigno a Látago avventando,
Infranse tutto; ambi i garretti a Palmo
1115Ch’avanti gli fuggia, tronchi di netto,
Lasciò che rampicando a morir lunge
A suo bell’agio andasse; ma de l’armi
Spogliollo in prima, e la corazza in collo
E l’elmo in testa al suo Lauso ne pose.

[688-701]