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488 l'eneide. [995-1019]

995Per alcun tempo, e tu con questo inteso
L’accetti, va tu stessa, e da la pugna
Sottrallo e dal destino. A tuo contento
Fin qui mi lece. Ma se in ciò presumi
Anco più di sua vita, o de la guerra,
1000Che del tutto si mute o si distorni,
Invan lo speri. A cui Giuno piangendo
Soggiunse: E che saria, se quel ch’in voce
Ti gravi a darmi, almen nel tuo secreto
Mi concedessi? e questa vita a Turno
1005Si stabilisse? già ch’indegna e cruda
Morte gli s’avvicina, o ch’io del vero
Mi gabbo. Tu che puoi, signor, rivolgi
La mia paura e i tuoi pensieri in meglio.
     Poscia che così disse, incontinente
1010Dal ciel discese, e con un nembo avanti
E nubi intorno, occulta infra i due campi
Sopra terra calossi. Ivi di nebbia,
Di colori e di vento una figura
Formò (cosa mirabile a vedere!)
1015In sembianza d’Enea; d’Enea lo scudo,
La corazza, il cimiero e l’armi tutte
Gli finse intorno, e gli diè ’l suono e ’l moto
Propri di lui, ma vani, e senza forze
E senza mente; in quella stessa guisa

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