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486 l'eneide. [945-969]

945A te nè paventosi nè restii
Son già, Lúcago, stati i tuoi cavalli.
Tu da te stesso un sì bel salto hai preso
Fuor del tuo carro. E, ciò detto, ai destrieri
Diè di piglio. Il suo frate uscito intanto
950Dal carro stesso, umíle e disarmato
Stendea le palme in tal guisa pregando:
Deh, per lo tuo valore e per coloro
Che ti fêr tale, abbi di me, signore,
Pietà, che supplicando in don ti chieggio
955Questa misera vita. E seguitando
La sua preghiera, a lui rispose Enea:
Tu non hai già così dianzi abbaiato.
Muori; e morendo il tuo frate accompagna.
E con queste parole il ferro spinse,
960E gli aprì ’l petto, e l’alma ne disciolse.
     Mentre così per la campagna Enea
Strage facendo, e di torrente in guisa
E di tempesta infurïando scorre,
Ascanio e la troiana gioventute,
965Indarno entro a le mura assedïata,
Saltano in campo. Ed a Giunone intanto
Così Giove favella: O mia diletta
Sorella e sposa, ecco testè si vede
Com’ha la tua credenza e ’l tuo pensiero

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