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[920-944] libro x. 485

920Tèma e spavento, che i destrier rivolti
Lui dal carro traboccano, e disciolti
Sen vanno e vòti imperversando al mare.
Lúcago intanto e Lígeri, due frati
Con due giunti cavalli ambi in un tempo
925Gli si fan sopra. Lígeri a le briglie
Sedea per guida, Lúcago rotava
La spada a cerco. Enea, non sofferendo
La tracotanza, a la già mossa biga
Piantossi avanti; e Lígeri gli disse:
930Enea, tu non sei già con Dïomede,
Nè con Achille questa volta a fronte;
Nè son questi i cavalli e ’l carro loro:
Di Lazio è questo e non de’ Frigi il campo:
Qui finir ti convien la guerra e i giorni.
935Queste vane minacce e questo vento
Soffiava il folle. Enea d’altro risposta
Non gli diè che de l’asta. E mentre avanti
Spinge l’uno i destrieri, e l’altro al colpo
Si sta chinato e col piè manco in atto
940Di ferir lui, la sua lancia a lo scudo
Entrò sotto di Lúcago, e nel manco
Lato ne l’anguinaia il colse a punto,
E giù del carro moribondo il trasse.
Indi ancor egli motteggiollo e disse:

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