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481 l'eneide. [845-869]

845Tengo d’argento sotterrati e d’oro
In massa e ’n conio. La vittoria vostra
Solo in me non consiste. Una sol’alma
In così grave e grande affar che monta?
Rispose Enea: Le tue conserve d’oro
850E d’argento conserva a’ figli tuoi.
Questi mercati ha Turno primamente
Tolti fra noi, poi c’ha Pallante occiso:
Ed al mio padre ed al mio figlio in grado
Fia la tua morte. Ciò dicendo, a l’elmo
855La man gli stese: e poichè gli ebbe il collo
Chinato al colpo, insino a l’else il ferro
Ne la gola gl’immerse. Indi non lunge
Emònide incontrando, un sacerdote
Di Febo e di Dïana, il fronte adorno
860Di sacra benda, e tutto rilucente
Di vesti e d’armi, addosso gli si scaglia.
Fugge Emònide, e cade. Enea gli è sopra,
Lo sacrifica a l’ombra e d’ombra il cuopre.
Poscia de l’armi, che ’l meschino a pompa
865Portò più ch’a difesa, il buon Seresto
Lo spoglia, e per trofeo le appende in campo
A te, gran Marte. Ecco di nuovo intanto
Cècolo, di Vulcan l’ardente figlio,
E ’l marso Ombron ne la battaglia entrando,

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