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476 l'eneide. [695-719]

695Riserbava la morte d’ambedue
A nemici maggiori. In questo mezzo
La ninfa, che di Turno era sorella,
Il suo frate avvertisce che soccorso
Procuri a Lauso. Ond’ei tosto col carro
700Le schiere attraversando, a’ suoi compagni
Giunto che fu: Via, disse, or non è tempo
Che voi più combattiate. Io sol ne vado
Contra Pallante; a me solo è dovuta
La morte sua: così ’l suo padre stesso
705V’intervenisse, e spettator ne fosse.
     Detto ch’egli ebbe, incontinente i suoi,
Siccome imposto avea, del campo usciro.
Pallante, visti i Rutuli ritrarsi,
E lui sentendo che con tanto orgoglio
710Lor comandava, poscia che ’l conobbe,
Lo squadrò tutto, e stupido fermossi
A veder sì gran corpo. Indi feroce
Gli occhi intorno girando, a i detti suoi
Così rispose: Oggi, o d’opime spoglie
715O di morte onorata il pregio acquisto.
E ’l padre mio (tal è d’animo invitto
Incontr’ogni fortuna, o buona o rea
Che sia la mia) ne porrà ’l core in pace.
Via, che d’altro è mestier che di minacce.

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