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[570-594] libro x. 471

570Per le vittorie del gran duce Evandro,
E per la speme che di me concetta
A la paterna lode emula avete,
Non ponete ne’ piè vostra fidanza.
Col ferro aprir la strada ne conviene
575Per mezzo di color che là vedete,
Che più folti n’incalzano e più feri.
Per là comanda l’alta patria nostra
Che voi meco n’andiate. E di lor nullo
È che sia dio: son uomini ancor essi
580Come siam noi: e noi com’essi avemo
Il cor, le mani e l’armi. E dove, dove
Vi salverete? Non vedete il mare
Che v’è davanti, e che la terra manca
Al fuggir vostro? E se per l’onde ancora
585Fuggiste, alfin dove n’andrete? a Troia?
     E, così detto, in mezzo de’ più densi
E de’ più formidabili nemici
Anzi a tutti avventossi. E Lago il primo
Per sua disavventura gli s’oppose.
590Stava costui chinato, e per ferirlo
Divelto avea di terra un gran macigno,
Quando lo sopraggiunse, e nella schiena
Tra costa e costa il suo dardo piantògli;
Sì che tirando e dimenando a pena

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