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[370-394] libro x. 463

Prendi l’invitto e luminoso scudo370
Da Volcan fabbricato, e d’òr commesso;
Chè diman, se mi credi, alta e famosa
Farai tu strage de’ nemici tuoi.
     Ciò disse, e, come esperta, al legno in poppa
Tal diè pinta al partir, che più veloce375
Corse che dardo o stral che ’l vento adegui.
Dietro gli altri affrettâr, sì che stupore
N’ebbe d’Anchise il figlio. E rincorato
Da sì felice annunzio, al cielo orando
Divotamente si rivolse, e disse:380
Alma Dea degli Dei gran genitrice,
Di Dindimo regina, che di torri
Vai coronata e ’n su leoni assisa,
Te per mia duce a questa pugna invoco.
Tu rendi questo augurio e questo giorno,385
Ti priego, ai Frigi tuoi propizio e lieto.
     Questo sol disse; e luminoso intanto
Si fece il mondo. Ei primamente impose
Che ratto al segno suo ciascun ne gisse,
Ch’ognun s’armasse, ognuno a la battaglia390
Si disponesse. E già venuto a vista
De’ Rutuli e de’ Teucri, alto levossi
In su la poppa; s’imbracciò lo scudo,
E lo vibrò sì ch’ambedue raggiando

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