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Che fosser tra le ceneri e nel guasto,95
Dove fu l’altra. A Xanto, a Simoenta
Fa, ti prego, signor, che si radduca
Questa gente infelice, e che ritorni
A passar d’Ilio i guai. Giunone allora
Infurïata: A che, disse, mi tenti,100
Perch’io rompa il silenzio, e mostri il duolo
C’ho portato nel cor gran tempo ascoso?
Qual è mai per tua fè stato uomo o dio
Ch’Enea sforzasse a cercar briga, e farsi
Nemico il re Latino? Oh ’l fato addotto105
L’ha ne l’Italia! Sì, ma da le furie
C’è spinto di Cassandra. E chi gli ha dato
Consiglio? io forse? ch’abbandoni i suoi?
Io, che dia la sua vita in preda a’ venti?
Io, che la cura e ’l carco de la guerra110
Lasci in man d’un fanciullo? e che sollevi
I popoli d’Etruria, e l’altre genti
Che si stavano in pace? E quale dio,
Qual mia durezza de’ lor danni è rea?
Qui che rileva o di Giuno lo sdegno,115
O d’Iri il ministero? Indegna cosa
È certo che dagl’Itali s’infesti
Questa tua nuova Troia; e degno e giusto
Sarà che Turno non si stia sicuro

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