Pagina:Eneide (Caro).djvu/486

[1218-1241] libro ix. 445

Dispersi, e già ’l nemico in salvo addursi,
Gridando: Oh, disse Memmo, ove fuggite?
1220Ove n’andate? e qual ridotto avete
O di mura o di sito altro che questo?
Dunque un sol uomo, e d’ogni parte chiuso
In poter vostro, avrà, miei cittadini,
Senza alcun danno suo fatto di noi
1225Ne la nostra città sì gran macello?
Tanti de’ nostri giovini sotterra
Avrà mandati? E noi, noi non avremo
(Sì codardi saremo) o de la nostra
Infortunata patria, o degli antichi
1230Nostri Penati, o del gran nostro Enea
Nè pietà, nè rispetto, nè vergogna?
     Da questo dire accesi e rincorati
Si ristrinsero insieme. E Turno intanto
Da la pugna allentando in vèr la parte
1235Che dal fiume era cinta, a poco a poco
Appressossi a la riva: onde i Troiani
Con impeto maggior, con maggior grida
Gli furon sopra. E qual fiero leone
Che da la moltitudine e da l’armi
1240Si vede oppresso, tra fierezza e téma
Torvamente mirando si ritira;

[780-794]