Pagina:Eneide (Caro).djvu/472

[870-894] libro ix. 431

870Folle, uscirmi di mano? E le man tosto
Gli pose addosso, e sì come dal muro
Pendea, col muro insieme a terra il trasse.
In quella guisa che gli adunchi ugnoni
Contra una lepre, o contra un bianco cigno
875Stende l’augel di Giove, o ’l marzio lupo
Da le reti rapisce un agnelletto,
Che da la madre sia belato invano.
     Si rinnovâr le grida, e tutti insieme
O le faci avventando, o ’l fosso empiendo,
880Rinforzavan l’assalto. Ilïonèo
Con un pezzo di monte, a cui la pinta
Diè giù da’ merli, sopra al ponte infranse
Lutezio ch’a la porta era col foco.
Ligero occise Emazïone; Asíla
885Uccise Corinèo, buon feritori
L’uno di dardo e l’altro di saette.
Ortigio da Cenèo trafitto giacque:
Cenèo da Turno: ammazzò Turno ancora
Iti e Pròmolo e Clònio e Dïosippo,
890E Ságari con Ida: Ida che in alto
Stava d’un torrïone a la difesa.
Capi ancise Priverno. Avea costui
Pria nel fianco una picciola ferita,
Anzi una graffiatura, che passando

[560-576]