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[83-107] libro i. 5

E de le furie lor patria feconda.
Eolo è suo re, ch’ivi in un antro immenso
85Le sonore tempeste e i tempestosi
Venti, sì com’è d’uopo, affrena e regge.
Eglino impetuosi e ribellanti
Tal fra lor fanno e per quei chiostri un fremito,
Che ne trema la terra e n’urla il monte.
90Ed ei lor sopra, realmente adorno
Di corona e di scettro, in alto assiso,
L’ira e gl’impeti lor mitiga e molce.
Se ciò non fosse, il mar, la terra e ’l cielo
Lacerati da lor, confusi e sparsi
95Con essi andrian per lo gran vano a volo.
Ma la possa maggior del padre eterno
Provvide a tanto mal serragli e tenebre
D’abissi e di caverne: e moli e monti
Lor sopra impose: ed a re tale il freno
100Ne diè, ch’ei ne potesse or questi or quelli
Con certa legge o rattenere o spingere.
A cui davanti l’orgogliosa Giuno
Allor umíle e supplichevol disse:
     Eölo, (poi che ’l gran Padre del cielo
105A tanto ministerio ti prepose
Di correggere i venti e turbar l’onde)
Gente inimica a me, mal grado mio,


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