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414 l'eneide. [445-469]

Signor, che nè vederla, nè la pieta445
Soffrir de le sue lagrime non posso.
Tu questa derelitta poverella
Consola, te ne priego, e la sovvieni
In vece mia. Se tu di ciò m’affidi,
Andrò, con questa speme, ad ogni rischio450
Con più baldanza. Si commosser tutti
A tai parole, e lagrimaro i Teucri;
E più di tutti Ascanio, a cui sovvenne
De la pietà ch’ebbe suo padre al padre;
E disse al giovinetto: Io mi ti lego455
Per fede a tutto ciò che la grandezza
Di questa impresa e ’l tuo valor richiede.
E perchè mia sia la tua madre, il nome
Sol di Creusa, e null’altro, le manca.
Nè di picciolo merto è ch’un tal figlio460
N’aggia prodotto, segua che che sia
Di questo fatto. Ed io per lo mio capo
Ti giuro, per lo qual solea pur dianzi
Giurar mio padre, ch’a la madre tua,
A tutta la tua stirpe si daranno465
I doni stessi che serbar mi giova
Pur a te nel felice tuo ritorno.
     Così disse piangendo; e la sua spada,
Che di man di Licáone guarnito

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