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[220-244] libro ix. 403

Nè mille navi. E vengane pur tutta220
L’Etruria insieme. E non furtivamente
E non di notte, come fanno i vili,
Il Palladio involando, e de la ròcca
I custodi occidendo, assalirogli;
Nè del cavallo ne l’oscuro ventre225
M’appiatterò. Di giorno apertamente
D’armi e di fuoco cingerògli in guisa,
Ch’altro lor sembri che garzòni e cerne
Aver di Greci e di Pelasgi intorno,
Di cui l’assedio infino al decim’anno230
Ettor sostenne. Or poscia che del giorno
S’è buona parte insino a qui passata
Felicemente, il resto che n’avanza
Attendete a posarvi, a ristorarvi,
A disporvi a l’assalto; e ne sperate235
Lieto successo. Indi a Messápo incarco
Si dà, che sentinelle e guardie e fochi
Disponga anzi a le porte e ’ntorno al muro.
Ei sette e sette capitani egregi,
Rutuli tutti a quest’impresa elesse,240
Con cento che n’avea ciascuno appresso
Di purpurei cimieri ornati e d’oro.
Questi, le mute varïando e l’ore,
Scorrevano a vicenda; e ’ntorno a’ fochi

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