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L’avea nutrito e fatto umile e manso.745
Silvia, una giovinetta sua figliuola,
L’avea per suo trastullo; e con gran cura
Di fior l’inghirlandava, il pettinava,
Lo lavava sovente. Era a la mensa
A lor d’intorno: e da lor tutti amava750
Esser pasciuto e vezzeggiato e tocco.
Errava per le selve a suo diletto,
E da se stesso poi la sera a casa,
Come a proprio covil, se ne tornava.
Quel dì per avventura di lontano755
Lungo il fiume venia tra l’ombre e l’onde,
Da la sete schermendosi e dal caldo,
Quando d’Ascanio l’arrabbiate cagne
Gli s’avventaro, ed esso a farsi inteso
D’un tale onore e di tal preda acquisto,760
Diede a l’arco di piglio, e saettollo.
La Furia stessa gli drizzò la mano,
E spinse il dardo sì ch’a pieno il colse
Ne l’un de’ fianchi, e penetrogli a l’epa.
Ferito, insanguinato, e con lo strale765
Il meschinello ne le coste infisso,
Al consueto albergo entro ai presepi
Mugghiando e lamentando si ritrasse;
Ch’un lamentarsi, un dimandar aìta

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