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329 l’eneide. [495-519]

495Che Pluto e le tartaree sorelle
Sue stesse in odio ed in fastidio l’hanno.
Giunon le parla, e via più co’ suoi detti
In tal guisa l’accende: O de la Notte
Possente figlia, io per mio proprio affetto,
500Per onor del mio nume, per salvezza
De la mia fama un tuo servigio agogno.
Adoprati per me, che, mal mio grado,
Questo troiano Enea del re Latino
Genero non divenga, e nel suo regno
505Con gran mio pregiudicio non s’annidi.
Tu puoi, volendo, armar l’un contra l’altro
I concordi fratelli: odii e zizzanie
Seminar tra’ congiunti; e per le case
Con mill’arti nocendo, in mille guise
510Infra mortali indur morti e ruine.
Scuoti il fecondo petto, e le sue forze
Tutte a quest’opra accampa. Inferma, annulla
Questa lor pace; infiamma i cori a l’armi,
Arme ognun brami, ognun le gridi e prenda.
     515Di serpi e di gorgònei veneni
Guarnissi Aletto; e per lo Lazio in prima
Scorrendo, e per Laurento, e per la corte,
De la regina Amata entro la soglia
Insidïosamente si nascose.


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