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[420-444] libro vii. 317

Generosi bastardi, e vampa e foco420
Sbruffavan per le nari. Al Sol suo padre
La razza ne furò la scaltra Circe
Allor ch’a l’incantate sue giumente
Eto e Piròo furtivamente impose.
Tali in su tai cavalli alteramente425
Tornando i Teucri al teucro duce, allegre
Portâr novelle e parentela e pace.
     Ed ecco che di Grecia uscendo e d’Argo,
L’empia moglie di Giove, alto da terra
Sospesa, infin dal sicolo Pachino430
Vide i legni troiani; e vide Enea
Con tutti i suoi, che lieto e fuor del mare
E secur de la terra, incominciava
D’alzar gli alberghi, e di fondar le mura
Già d’un altr’Ilio. E, punta il cor di doglia,435
Squassando il capo, Ah, disse, a me pur troppo
Nimica razza! ah troppo a’ fati miei
Fati de’ Frigi avversi! E forse estinti
Fur ne’ campi sigèi? forse potuti
Si son prender già presi, ed arder arsi?440
Per mezzo de le schiere e de gl’incendi
Han trovata la via. Stanca fia dunque
Questa mia deità, quando ancor sazia
Non è de l’odio? E già s’è resa, quando

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