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314 l’eneide. [345-369]

345Non mai si pentirà d’aver i figli
De la misera Troia in grembo accolti.
Io ti giuro, signor, per le fatiche,
Per gli fati d’Enea, per la possente
Sua destra, già per fede e per valore
350Famosa al mondo, che da molte genti
Molte fïate (e ciò vil non ti sembri,
Che da noi stessi a te ci proferiamo
E ti preghiamo) siam pregati noi,
E per compagni desiati e cerchi:
355Ma dai fati, signore, e dagli Dei
Siam qui mandati. Dárdano qui nacque,
Qua Febo ne richiama. Febo stesso,
E quel di Delo, è ch’ai Tirreni, al Tebro,
Al fonte di Numíco, a voi c’invia.
360Queste, oltre a ciò, poche reliquie e seguì
De l’andata fortuna e del suo amore
Il re nostro vi manda, che dal foco
Son de la patria ricovrate a pena.
Con questa coppa il suo buon padre Anchise
365Sacrificava. Questo regno in testa,
Quando era in solio, il gran Prïamo avea;
Questo è lo scettro, questa è la tïara,
Sacro suo portamento; e queste vesti
Son de le donne d’Ilio opre e fatiche.


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