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312 l'eneide [295-319]

Come a gente di mar sovente avviene;295
Ch’a buon fiume, a buon porto, a buon ospizio
Siete arrivati. Da Saturno scesi
Sono i Latini, ed ospitali e buoni,
Non per forza o per leggi, ma per uso
E per natura; e del buon vecchio dio300
Seguitiam l’orme e de’ suoi tempi d’oro.
Io mi ricordo (ancor che questa fama
Sia per molt’anni omai debile e scura)
Che per vanto soleano i vecchi Aurunci
Dir che Dárdano vostro in queste parti305
Ebbe il suo nascimento; e quinci in Ida
Passò di Frigia, e ne la tracia Samo,
Ch’or Samotracia è detta. Da’ Tirreni,
E da Còrito uscio Dárdano vostro,
Ch’or fatto è dio, e tra’ celesti in cielo310
D’oro ha la sua magion, di stelle il seggio,
E qua giù tra’ mortali, altari e voti.
Avea ciò detto, quando a’ detti suoi
Il saggio Ilïoneo così rispose:
     Alto signor, di Fauno egregio figlio,315
Non tempesta di mar, non venti avversi,
Non di stelle, o di liti o di nocchieri
Error qui n’ave, od ignoranza addotti.
Noi di nostro voler, di nostro avviso

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