Pagina:Eneide (Caro).djvu/341

300 [1-19]

DELL’ENEIDE


Libro Settimo


     Ed ancor tu, d’Enea fida nutrice
Caieta, ai nostri liti eterna fama
Désti morendo; ed essi anco a te diero
Sede onorata, se d’onore a’ morti
È d’aver l’ossa consecrate e ’l nome5
Ne la famosa Esperia. Ebbe Caieta
Dal suo pietoso alunno esequie e lutto,
E sepoltura alteramente eretta.
Indi, già fatto il mar tranquillo e queto,
Spiegâr le vele a’ venti, e i venti al corso10
Eran secondi; e ’n sul calar del sole,
La luna che sorgea lucente e piena,
Chiare l’onde facea tremole e crespe.
Uscîr del porto; e pria rasero i liti
Ove Circe del Sol la ricca figlia15
Gode felice, e mai sempre cantando
Soavemente al periglioso varco
De le sue selve i peregrini invita:
E de la reggia, ove tessendo stassi

[1-13]