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[870-894] libro v 229

E tempo vide accomodato ed atto,870
Deposto de la Dea l’abito e ’l volto,
Tra lor si mise, e Bèröe si fece:
Una vecchia d’aspetto e d’anni grave,
Che del tracio Dorìclo era già moglie,
Di famiglia, di nome e di figliuoli875
Matrona illustre; e, tal sembrando, disse:
     O meschinelle, a cui per man de’ Greci
Non fu sotto Ilio di morir concesso,
Gente infelice, a che strazio, a che scempio
La fortuna vi serba! Ecco già volge880
Il settim’anno, da che Troia cadde,
Che ’l mar, la terra, il ciel, gli uomini, i sassi
Avete incontro; e pur Lazio seguite
Che vi fugge davanti? Or che vi toglie
Di qui fermarvi? Non fur questi liti885
D’un già frate d’Enea? Non son d’Aceste,
Ospite nostro? E perchè qui non s’erge
La città che dal ciel ne si destina?
O patria! o da’ nemici invan ritolti
Santi numi Penati! Invano adunque890
Aspetterem de la novella Troia
Le desïate mura? e non fia mai
Che più Xanto veggiamo e Simoenta?
Su, figlie; mano al foco; e queste infauste

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