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[770-794] libro v 225

Chi recise la corda ottenne il terzo:770
E l’ultim’ebbe chi confisse il legno.
Non era ancor questa contesa al fine,
Quando in disparte Epítide chiamando
Un che di Iulo era custode e guida:
Va, gli disse a l’orecchio, e fa' che Ascanio775
Si spinga avanti, se le schiere in punto
Ha de’ fanciulli, e ch’armeggiando onori
La memaria de l’avo. Impone intanto
Che la gente s’apparti, e il circo tutto
Quanto è largo si sgombri e quant’è lungo.780
     Già si mettono in via; già nel cospetto
Vengon de’ padri i pargoletti eroi
Su frenati destrier lucenti e vaghi.
Solo a veder gli abbigliamenti e i gesti,
Ne sta di Troia e di Sicilia il volgo785
Meraviglioso, e ne gioisce e freme.
Parte ha di lor una ghirlanda in testa,
E sotto accolto e raccorciato il crine:
Parte ha l’arco e ’l turcasso, e d’oro un fregio
Che da le spalle attraversando il petto790
Sèn va di serpe attorcigliato in guisa.
     Eran tutti in tre schiere; avean tre duci,
E ciascun duce conducea di loro
Tre volte quattro, e ’n tre luoghi spartiti,

Caro — 15. [543-562