Pagina:Eneide (Caro).djvu/250

[370-394] libro v 209

Quegli indarno le mani al cielo alzando,370
E questi il muso, ed abbaiando a l’aura.
     A l’altro poi, che, per valore il primo,
Fu per sorte secondo, in premio diede
Per ornamento e per difesa in arme
Una lorica che d’antica maglia375
E di lucente e rinterzato acciaro,
Di massiccio oro avea le fibbie e gli orli.
Questa di Simoenta in su la riva
Sotto l’alto Ilio, e di sua propria mano
Tolse al vinto Demòleo. Era sì grave,380
Che da Fegèo e da Ságari, due forti
E robusti sergenti, ivi condotta
Era stata a gran pena; e pur indosso
L’avea Demòleo il dì che combattendo
Mise in quella riviera i Teucri in volta.385
I terzi doni due gran nappi fòro
Di forbito metallo, e due gran coppe,
Di puro argento figurate intorno
Con mirabile intaglio. E già donati,
E de’ lor doni altieri e festeggianti390
Se ne gian tutti di purpuree bende
Le tempie avvinti, e di lentischio adorni;
Quando ecco da lo scoglio con grand’arte
E con molta fatica appena svelto

Caro. — 14. 257-270