Pagina:Eneide (Caro).djvu/248

[320-344] libro v. 207

E trapassolla, chè la sua gran mole320
E ’l perduto nocchier la fea più tarda.
     Sol restava Cloanto: e verso lui
Affilandosi, al fin quasi del corso
Con ogni sforzo il segue, e già l’incalza.
Levossi al cielo un’altra volta il grido325
Del favor che facea la gente tutta,
Perchè i secondi divenisser primi.
Quelli caccia lo sdegno e la vergogna
Di non tener il conseguito onore,
Che la gloria antepongono a la vita;330
Questi il successo inanima e la speme
Di ciò poter; poich’altrui par che possano.
S’eran già presso e, pareggiati i rostri,
Del pari i premi avrian forse ottenuti,
Se non ch’ambe le mani al cielo alzando,335
Cotal fece a gli Dei Cloanto un voto:
     Santi numi del pelago ch’io corro,
Se ’l corso agevolate al legno mio,
Nel medesimo lito un bianco toro
Lieto consacrerovvi, e de l’opime340
Sue viscere, e di vin limpido e puro
L’arena spargerovvi e l’onde salse.
     Furon da l’imo fondo i preghi uditi
Del buon Cloanto da la schiera tutta

[224-239]