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[520-544] libro iii. 125

Snodai la lingua: Io vivo se pur vita520
È menar giorni sì gravosi e duri:
Ma così spiro ancora, e veramente
Son io quel che ti sembro. O da qual grado
Scaduta, e da quanto inclito marito!
Andromache d’Ettòr a Pirro, a Pirro525
Fosti congiunta? Or qual altra più lieta
T’incontra, e più di te degna fortuna?
Abbassò ’l volto, e con sommessa voce
Così rispose: O fortunata lei
Sovr’ogni donna, che regina e vergine,530
Ne la sua patria a sacrificio offerta,
Del nimico fu vittima e non preda,
Nè del suo vincitor serva nè donna!
Io dopo Troia incensa, e dopo tanti
E tanti arati mari, a servir nata,535
De la stirpe d’Achille il giogo e ’l fasto,
E ’l superbo suo figlio a soffrir ebbi.
Questi poi con Ermíone congiunto,
E lei, che de la razza era di Leda
E del sangue di Sparta, a me preposta,540
Volle ch’Eleno ed io, servi ambidue,
N’accoppiassimo insieme. Oreste intanto,
Che tôr l’amata sua donna si vide,
Da l’amore infiammato e da le faci


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