Pagina:Emma Perodi - Roma italiana, 1870-1895.djvu/68


— 56 —

compagnie del 63° che erano consegnate, ci furono squilli e cariche per disperdere la folla in piazza. Intanto nella chiesa avvenivano scompigli. Un caccialepre si gettò addosso alle guardie e il prete che diceva messa, don Raffaele Collalti, si avventò a una guardia municipale dandole dello scomunicato. Il prete fu condotto a Montecitorio.

La sera nuovi disordini; gli studenti uscirono gridando: «Abbasso i gesuiti».

Il 12 aprile ricorreva l’anniversario del ritorno di Pio IX da Gaeta e una signora belga, la contessa di Steinlein, nota a Roma per andare in giro con una croce di Mentana sul petto e fiori bianchi e gialli in mano, e per dar guardatacce al Principe Ereditario quando lo incontrava, aveva illuminato le finestre della sua abitazione in piazza di Spagna con trasparenti bianchi e gialli, sui quali stava scritto: «Affetto, lutto, fedeltà». La notizia giunse al Corso, pieno di gente. La folla andò a fare una dimostrazione sotto le finestre della signora e ci volle la truppa per ricondurre l’ordine.

Anche in seno ai sodalizi avveniva lo stesso. L’elezione del Principe Umberto a socio onorario dei «Virtuosi al Pantheon», proposta dal Betocchi, solleva proteste e scissure per parte di alcuni soci; la denominazione di Reale data all’accademia dei Lincei, produsse uno scisma pure, di cui fu capo monsignor Nardi. L’accademia Reale continuò a risiedere in Campidoglio, la frazione che volle rimanere Pontificia emigrò a Propaganda Fide. I pontificii erano il dottor Viale Prelå, medico del Papa, che fu eletto presidente, il padre Secchi, l’Astolfo, l’Azzarelli, il padre Guglielmotti, l’abate Castracane, il Chelini e il Respighi.

All’università le cose non andavano meglio. Molti insegnanti fecero adesione al professor Doellinger di Monaco di Baviera, il quale non accettando il dogma della infallibilità, andava formando il nucleo dei vecchi cattolici.

Questi furono: Cleto Carlucci, professore di medicina e rettore dell’università; Giuseppe Saredo, prof. del codice civile; Emidio Pacifici-Mazzoni, prof. di diritto romano; Paolo Volpicelli, decano della Facoltà e prof. di fisica; Carlo Maggiorani, decano e preside della facoltà medico-chirurgica; Antonio Panunzi direttore della clinica ostetrica; Pietro Gentile, prof. di patologia generale; Corrado Tommasi-Crudeli, prof. di anatomia patologica; Ettore Rolli, prof. di botanica pratica; Casimirro Manassei, prof. della clinica dermopatica; Leone de Santis, prof. di zoologia e anatomia comparata; Alessandro Betocchi, prof. di geodesia e idrometria; Francesco Todaro, prof. di anatomia umana; Pietro Rosa, prof. di archeologia; Aliprando Moriggia, prof. d’isteologia; Fabio Nannarelli, prof. di letteratura italiana; Giacomo Lignana, prof. di lingua e letteratura comparata; Giuseppe Corradi, prof. di chirurgia; Giuseppe Ponzi, prof. di mineralogia e geologia; Telesforo Tombari, prof. di patologia veterinaria; Paoli, prof. incaricato della storia della filosofia; Francesco Occhini, prof. assistente alla clinica chirurgica; Antonio Valente, prof. assistente al gabinetto d’anatomia; Attilio Battistini, prof. assistente al gabinetto d’isteologia; Francesco Cerroti, direttore della biblioteca Alessandrina-Corsiniana. Questo indirizzo portava pure la firma di una cinquantina di artisti. I professori che non avevano aderito al programma neo-cattolico del Doellinger, ricevevano un invito del padre Seppiacci, segretario del generale dei Domenicani, col quale si pregavano di firmare un indirizzo al Santo Padre e una adesione a quanto era stato stabilito nell’ultimo concilio.

I firmatari della contro protesta, che erano per la massima parte professori di teologia, si scindono e così si forma la Pontificia Accademia. Il Papa, inviperito contro i seguaci del Doellinger, dirige una lettera al cardinal Patrizi, nella quale li chiama «ciechi e perduti duci di ciechi»; e invita i parroci ad adoprarsi per impedire che gli studenti frequentino le loro lezioni. La mattina