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Il 1890.


Lutti e lutti — La morte del Duca d’Aosta e i funerali — Commemorazioni — L’on. Crispi parla in favore di Roma — I documenti sull’Africa — Il voto sulla politica africana — Dimissioni di Garibaldi — Cose locali — L’inchiesta sull’amministrazione comunale — Crise in Campidoglio — Altra commissione per dividere i lavori spettanti allo Stato da quelli spettanti al Comune — La propaganda anarchica — Comizio — Le conseguenze della legge comunale — Lavori parlamentari — Le feste di maggio — I timori per il 10 maggio — Piccoli moti — I Savoia non hanno paura — La morte del cardinal Pecci — Don Giannetto Doria e il suo testamento — Il nuovo primo aiutante di campo del Re — Il giuoco di Borsa — L’espulsione dei corrispondenti allarmisti — Le esequie di Aurelio Saffi — Il nuovo concorso del Governo per Roma — Il triplice conflitto per le Opere Pie — Dimissioni del Consiglio comunale e nomina del commissario regio — L’on. Finocchiaro Aprile all’opera — Fughe di cassieri — Emigrazione — Lavori — Il progetto di una esposizione nazionale — Il Principe di Napoli a Bracciano — La mostra della città di Roma — L’elezione di Antonelli — Scioglimento di circoli — Un ministro irredentista — Le trattative con i delegati inglesi per la zona d’influenza in Africa — Il zelo della Francia all’occupazione di Kassala — Esposizione didattica dei musei industriali — Le elezioni politiche — I deputati di Roma Giolitti è esonerato dal portafoglio — Le elezioni amministrative e il nuovo sindaco, Duca di Sermoneta.


Le disgrazie non vanno mai sole, dice un proverbio più che popolare; e il principio del 1890 potrebbe essere una nuova e triste illustrazione di questo detto. I lutti successero ai lutti con una rapidità spaventosa, e l’Italia si vide orbata da buoni amici e da cari figli.

Il 7 gennaio una doppia morte venne ad addolorare la Corte: a Berlino, nel castello imperiale, circondata da tre generazioni, moriva S. M. l’Imperatrice Augusta, vedova del glorioso Guglielmo I; a Roma nel palazzo del Quirinale si spengeva un fedele servo della Dinastia, il general Pasi, primo aiutante di S. M. il Re. Per la morte dell’Imperatrice Augusta la Corte prese un lutto ufficiale di 30 giorni; la perdita del Pasi fu un profondo dolore per i Sovrani, che sapevano di potere fermamente contare su quel coraggioso soldato, della cui fedeltà avevano avuto prove non dubbie.

Il 17 spirava pure il marchese Origo, gran scudiere di S. M. il Re, e questa nuova perdita venne a rendere più profondo il dolore della Corte, che giustamente apprezzava il nobile defunto.

Il 18 si sparsero per la città notizie allarmanti sullo stato di salute di S. A. R. Amedeo d’Aosta, e la partenza improvvisa del Re per Torino venne a confermarle ed aumentare l’ansia del popolo, che temeva di perdere un caro principe. La sera del 18 a tardissima ora si sparse la nuova della morte del Duca, pochi però la seppero, e la mattina la maggioranza della popolazione si destò piena di speranza che il Principe potesse resistere al male: ma le bandiere a mezz’asta che sventolavano in cima agli edifici pubblici, tolsero ogni illusione, e Roma, e l’Italia piansero quel prode e generoso fratello del Re.

Il Principe reale che era partito per Napoli dopo aver rappresentato il Re ai funerali del ge-