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lta dell’edificio nazionale. Qua verranno le generazioni future a prender lena rammentando l’unità del triplice pensiero: Italia, Roma, Vittorio Emanuele. Stretti attorno al Vostro trono noi saremo con Voi se giorni di prova ci aspettano, per Voi saremo ognora sulla via della civiltà e del progresso.

«Lo spirito del primo Re veglia sulle sorti d’Italia, la sua grande figura c’incuora ai nostri doveri, tutti ci lega la gloriosa Dinastia di Savoia.

«Per il Consiglio Provinciale di Roma
«Giuseppe Cencelli».



Il Municipio voleva che i funerali del Gran Re, non riuscissero soltanto solenni quali li richiedeva l’opera compiuta da lui, e quali avevali decretati il Governo, ma anche affettuosi per la partecipazione del popolo.

Con questo intento rivolse al popolo appunto il seguente manifesto:


S. P. Q. R.


«Romani! «La nostra città nella sua storia, che fu quella del mondo, non ebbe mai per volger di secoli più giusta ragione di piangere ed onorare un Re ed un Eroe.

«Il grido di dolore del popolo italiano oppresso e diviso, che Egli redense e compose in una sola famiglia, si è ridestato all’annunzio della sua morte. Fra le nostre mura è convenuta gente innumerevole da ogni parte d’Italia, a render tributo di pianto al suo liberatore e Re; oggi in Roma, batte il cuore di tutta la Nazione.

«Lui, fondatore del Regno d’Italia, il mondo civile onorava ed onora; Principi illustri, i Legati di tutta Europa e quelli di più lontane regioni assisteranno ai funerali di Lui, associandosi al nostro lutto.

«Sette anni or sono, noi salutammo Vittorio Emanuele trionfatore e vindice: domani Egli avrà tomba nel più degno dei nostri eterni monumenti.

«Quella tomba sarà per noi sacra quanto la patria libera ed una. Il nome di Vittorio Emanuele II vi starà perenne ammaestramento delle virtù, che fanno un popolo libero e grande.

«Dal Campidoglio, a dì 16 gennaio 1878.

«E. Ruspoli Sindaco ff. — G. Finali — A. Armellini — E. Cruciani — Aliprandi — O. Sansoni — S. Gatti — G. Fraschetti — P. Poggioli — L. Torlonia — G. Mazzino — F. Nobili-Vitelleschi — A. Bracci».


Mentre dall’Italia giungevano senza interruzione le deputazioni dei Comuni, degli istituti, dei sodalizi per assistere ai funerali, dall’estero giungevano le missioni speciali inviate dai Sovrani. Il 13 arrivò l’arciduca Ranieri d’Austria, cognato e cugino del defunto Re, e zio di Umberto I. Veniva come parente e come inviato dell’Imperatore d’Austria, e fu ricevuto dalla Corte con gli onori dovuti, e dal popolo con vera gratitudine.

L’Arciduca abitava al palazzo Chigi, presso l’ambasciatore de Haymerle, ma passava molta parte della giornata al Quirinale e vi pranzava ogni sera. Dal pranzo di famiglia erano stati esclusi dame e gentiluomi, e alla tavola delle LL. MM. non prendevano posto altro che il Principe di Carignano, il Duca d’Aosta, e l’Arciduca Ranieri.

Il giorno seguente giunse pure il maresciallo Canrobert, inviato speciale del Presidente della Repubblica Francese. Al vecchio e glorioso campione delle guerre di Crimea .e di Lombardia erano stati uniti il colonnello Lemmoine, già addetto militare a Roma, ove s’era meritate le simpatie