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«Il Senato del Regno cooperò efficacemente alla redenzione d’Italia, tutelando, in ogni occasione, i principii della giustizia, e di una savia e ferma politica.

«Se la impresa nazionale potè esser compiuta, egli è perchè abbiamo mantenuto indissolubilmente congiunta la libertà con l’ordine, l’indipendenza nazionale col rispetto dell’indipendenza altrui, la rivendicazione dei diritti dello Stato con la osservanza della religione dei nostri padri, il progresso con la tradizione.

«A perseverare in questa via io fo grande assegnamento sui consigli del Senato, e mi unisco ad esso per pregare Iddio che protegga sempre l’Italia».


La rappresentanza della Camera era guidata da S. E. Biancheri, il cui nome è associato a un così lungo periodo della nostra vita parlamentare. Ma non si può dire che fosse una rappresentanza, era tutta la Camera, poichè nella sala del Trono, a fare omaggio al Re, vi erano 266 deputati di ogni partito, e 20 erano insieme con le altre rappresentanze. Vittorio Emanuele lo notò con compiacenza.

L’on. Biancheri lesse il seguente indirizzo:

«Sire!

«Venticinque anni or sono la M. V. saliva sul trono, dal quale l’Augusto Vostro Genitore, sfidata indarno la morte sul campo di battaglia, volontariamente scendeva.

Egli legava a Voi, o Sire, la eredità di onorate sventure da riparare e di grandi destini da compiere. Voi raccoglieste quella eredità con l’animo deliberato a cancellare i decreti dell’avversa fortuna. In quel giorno luttuoso prometteste a Voi stesso di fare l’Italia. Questo fu il vostro voto a Novara il giorno 23 marzo 1849. Lo avete sciolto.

«Nel volgere di pochi anni avete percorsa una via secolare. Era una via aspra, irta di difficoltà e di pericoli: ma Voi, con l’illibata fede, col proposito pertinace, con l’inflessibile volere non cedendo nè ad illusioni, nè a sgomenti, confidando nella giustizia della causa, nella virtù delle libere istituzioni, nell’amore dei popoli, avete superato le difficoltà, avete affrontati e vinti i pericoli.

«Giungeste alla meta: oggi l’Italia, libera ed una, tiene il posto che ad essa compete tra le genti civili. Congiungendo le più illustri tradizioni del passato con le più elevate aspirazioni dell’epoca presente, avete compito la maggior opera di civiltà dei tempi presenti: avete fatto dell’Italia una nazione, e di questa nazione un esempio di libertà, una guarentigia di pace.

«Col ricuperare agli Italiani la loro capitale avete meritato il plauso riconoscente della coscienza umana, salvando da un danno comune gli interessi della religione e quelli della civiltà.

«Sire!

«In questo giorno solenne per Voi, per l’Augusta Vostra Dinastia, per l’Italia, si compendia un memorabile periodo storico di venticinque anni. Fra tanta grandezza di rimembranze sorge più vivo negli animi nostri il sentimento della gratitudine verso la M. V. È il sentimento della Nazione.

«La Camera dei Deputati prega la M. V. ad accoglierne la espressione riverente ed affettuosa.

«Si, o Sire, l’Italia Vi è gratissima; l’Europa Vi ammira; Vi glorificherà la storia»


Sua Maestà rispose con le seguenti parole all’indirizzo della Camera:

«La espressione dei sentimenti della Camera dei Deputati in questo giorno torna più che mai grata al mio cuore.

«Non ambizione di regno nè desiderio di gloria, ma il solo sentimento del dovere mi spinse a continuare la grande opera iniziata da mio padre, e coll’aiuto di Dio e pel senno del popolo italiano e pel valore delle arini l’abbiamo compiuta.