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sate col patto espresso che se ne andasse fuori dei piedi.

Nella lieta speranza che ella non avesse dimenticato in morte chi le aveva obbedito docilmente in vita esulando fin in America, non aveva neppure aspettato di saper bene il tenore del testamento, ed era partito col primo piroscafo salpato da Nuova York.

Appena giunto, andò ad un alberghetto giù di mano, allo scopo di non lasciar sapere il suo arrivo ad anima viva, avendo in patria lasciati parecchi chiodi, che sua moglie non aveva riconosciuti, e tanto meno pagati.

Egli era ansioso di sapere come fosse stato trattato da Eleuteria. Tanto e tanto, a Nuova York non aveva saputo far fortuna, e aveva colto con entusiasmo il pretesto per rimpatriare.

Fatta pulizia, Stambecchi ordinò un brougham e si fece portare dal vecchio uomo d’affari ed esecutore testamentario di Eleuteria, don Felice Carnelli, e lo pregò di dirgli in che modo lo avesse trattato la moglie defunta.