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non mi amava perchè io avevo avuto il torto di non essere un maschio. Mi ricordo che un giorno, tornati a Pietroburgo - avrò avuti un dieci anni - la mia istitutrice avendo prese le mie difese fu schiaffeggiata da mio padre, che la fece poi cacciar a frustate dal palazzo. Egli allora non era più militare; aveva date le sue dimissioni e s’era ritirato in campagna. Io crebbi fra i figli della servitù fin verso i dodici anni, e fu allora che dovetti accorgermi come mio padre cominciasse a non vedermi più tanto di mal occhio. Un giorno il suo vecchio cameriere, che mi adorava, mi prese per mano e mi condusse da lui dicendomi ch’egli mi voleva vedere. Montammo le scale ed entrammo ambedue commossi in una vasta sala dove stava di solito mio padre a leggere e a fumare; Egli sedeva in un gran seggiolone, ed io corsi a lui coi segni del più vivo affetto; allora per la prima volta egli mi sollevò da terra, mi fe’ sedere sulle sue ginocchia, mi mise le mani nei capelli, accarezzandomi, e mi baciò in bocca.

Quel bacio di mio padre fu per me uno dei fatti che m’abbiano recato la maggior impressione di mia vita.

Da quel giorno, fino a quello della sua disgrazia, io non ho più lasciato solo mio padre.