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nistrano la giustizia». Cotal massima impressa, cred’io, nell’ancor giovane cuore di Carlo Felice produsse quegli slanci ammirabili del suo animo a Dio e alla pietà in guisa, che deliziandosi egli d’una conveniente istruzione scientifica tra lo studio della Storia universale, che non ometteva, e di cui a tempo sapeva dar dei saggi, prese con ardenza di genio a svolger le vite dei Santi, a ponderarle, ed attinger da esse i più sicuri principj a garantirsi in tempo dagli allettamenti del vizio, a formarsi rispettosissimo verso l’augusto Genitore (2), amabile verso i popoli, e caro a Dio pel corredo delle più belle primizie d’onestà e d’onore: e mi pare d’udirlo l’avventuroso Principe all’esempio degli augusti grand’Avi porger lieto al Cielo quel fervido priego del più saggio dei Re: «Dammi, o Signore, la sapienza, che sorregge il tuo Trono». Da sì amena scienza illuminato, non vi ha dubbiezza, che svegliato progredisse nell’esercizio frequente dei doveri di Religione, nelle pratiche di cotidiane meditazioni, fino a procacciarsi il glorioso titolo di Carlo Felice il Pio. Ma nessuno forse prevedea che tal Principe dovesse un tempo regnare, e aprirsi più largo il campo a provar con opre le più luminose la sua verace pietà, in