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della pazzia 19

Moly1, Panacea, Nepente, Maggiorana, Ambrosia, Loto, Rose, Viole, Giacinti, Anemoni. Nata in grembo a tali delizie non salutai col pianto la luce come quasi tutti gli uomini; anzi appena partorita mi posi a ridere lietamente in faccia a mia madre. Io poi non invidio al sommo Giove l’essere stato allattato dalla capra Amaltea, giacchè due lepidissime ninfe mi diedero il latte; una è Mete2 figlia di Bacco, e l’altra Apedia3 figlia di Pane, le quali potete qui ancora vedere nel consorzio delle altre mie seguaci e compagne. Che se anche di queste, per Giove, saper volete i nomi, io ve li dirò, ma soltanto in greco. Vedete questa del guardo altero? Ella è Filautia, ossia l’amor proprio. Quest’altra che sorride coll’occhio e applaudisce, battendo palma a palma, è Colachia, ossia l’adulazione; quella là che ha socchiuse le ciglia e par dormicchiare, è Liti, ossia l’obblìo; e quell’altra che appoggiasi ad ambi i gomiti colle mani in mano è Misonomia, ossia l’odio della fatica; questa col capo inghirlandato di rose, tutta spirante essenze e profumi, è Idoni, ossia la voluttà; questa che volge lubrici e incerti gli occhi e par tutta in convulsione è Anìa, ossia l’irriflessione; questa della pelle alabastrina, grassottella e ben pasciuta, è Trofi, ossia la delizia. Fra queste Ninfe voi discernerete esservi ancora due Dei; uno di questi è Como, ossia il riso e l’allegria della mensa; l’altro è Nigreton ipnon, ossia il profondo sonno.

Secondata pertanto e servita fedelmente da questo stuolo di domestici, estendo il mio dominio sopra

  1. Moly, erba eccellente contro il veleno.
  2. Mete, l’ubriachezza.
  3. Apedia, l’Imperizia; perchè Pane, giusta la favola, è rozzo e ignorante.