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nè dall'Orco, nè da Saturno, nè da Giapeto, nè da alcun altro di questi Dei rancidi e disusati; ma Plutone, il Dio delle ricchezze, è mio padre. Sì, Plutone (non se l’abbiano a male Esiodo, Omero, e persino lo stesso Giove, il quale è il padre degli Dei e degli uomini, Plutone, che al presente come per lo passato, a un solo cenno crea, distrugge, governa ogni cosa sacra e profana: Plutone, a cui talento le guerre, le paci, gl’imperj, i consigli, i giudizj, i comizj, i matrimonj, i trattati, le confederazioni, le leggi, le arti, il ridicolo, il serio (ohimè non ne posso più! mi manca il respiro, conchiudiamo) a cui talento si regolano tutti gli affari pubblici e privati de’ mortali: Plutone, senza il cui braccio tutta quanta la turba delle poetiche Divinità, parliamo con maggior franchezza, gli Dei stessi del prim’ordine 1, o non sarebbero del tutto, o almeno se la passerebbero assai male: Plutone infine, il cui sdegno è sì terribile, che Pallade stessa non saprebbe difender abbastanza que’ mortali che lo avessero provocato; il cui favore all’incontro è sì possente, che chi lo gode può ridersi di Giove e delle sue saette, questo è appunto il padre mio, di cui vado fastosa. Ora egli mi generò non già dal suo cervello, come fece Giove la torva e feroce Minerva, ma da Neotete2, la più avvenente e la più gaia ninfa del mondo. Di più i miei genitori non erano legati in matrimonio, nè sono nata come quello zoppo Vulcano, figlio del fastidiosissimo nodo di Giove e di Giunone. Sono figlia del piacere, e l’amor libero ha presieduto ai miei natali; e per parlare col nostro Omero, era Plutone in un tras-

  1. Imperocchè la teologia pagana ammetteva dodici Divinità primarie e superiori a tutte le altre.
  2. Neotete, ossia Gioventù.
Elogio della Pazzia