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perchè scrivo così buoni libri 97

loro vivente ed involontaria parodia; e col quale, malgrado tutto ciò, la grande serietà appena incomincia, il vero problema è posto soltanto, il destino dell’anima si volge, la lancetta oscilla, e la tragedia ha principio.....».


3.


C’è qualcuno, alla fine del secolo decimonono, che abbia un concetto preciso di ciò che i poeti delle grandi epoche chiamavano ispirazione? Per quanto sia piccolo il resto di superstizione che rimane in noi, sarebbe difficile respingere l’idea che siamo soltanto l’incarnazione, il portavoce, i medium di potenze superiori. Il concetto della «rivelazione» nel senso che, improvvisamente, con sicurezza e finezza indicibili qualche cosa diventi visibile e udibile — qualche cosa che ci scuote e ci sconvolge profondamente — è la semplice espressione della verità. Si sente, non si cerca; si prende, non si domanda chi dà; come un lampo riluce improvviso un pensiero, necessariamente così, senza esitazioni nella forma: io non ho mai avuto da fare una scelta. Un rapimento in cui la enorme tensione d’animo si risolve talvolta in un torrente di lagrime, in cui il passo involontariamente ora precipita, ora rallenta; un essere completamente fuor di sè stessi, con la percezione distinta d’una infinità di sottili brividi che ci scuotono fino alla punta dei piedi; una felicità profonda in cui il dolore e l’orrore non agiscono per ragione di contrasto ma sono parti integranti, indispensabili, sono come una nota di colore necessaria in quest’oceano di luce; un istinto del ritmo, che comprende tutto un mondo di forme; la lunghezza, il bisogno d’un ritmo ampio è, quasi, la misura per la potenza dell’ispirazione, una specie di compenso alla sua oppressione e tensione.

Tutto ciò avviene affatto indipendentemente dalla nostra volontà, quasi in un turbine del sentimento di libertà, d’indipendenza