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perchè scrivo così buoni libri 93

f) Così parlò Zarathustra.

Un libro per tutti e per nessuno.



1.


Racconterò, ora, la storia del «Zarathustra». La concezione fondamentale dell’opera, il pensiero dell’eterno ritorno, questa formola d’affermazione ch’è là più alta che possa essere raggiunta, è dell’agosto 1881: è buttata giù su un foglietto di carta, con sotto scritto: «a 6000 piedi al di là dell’uomo e del tempo». Andavo, quel giorno, lungo il lago di Selvapiana, attraverso i boschi; presso un masso imponente che si ergeva a piramide non lungi da Surlei mi fermai. Lì mi venne quest’idea.

Se risalgo indietro di due mesi da quel giorno trovo, come segno precursore, un cambiamento improvviso e profondamente significativo dei miei gusti, sopra tutto nella musica. Forse, tutto il «Zarathustra» dev’essere considerato come una musica; certamente la rigenerazione dell’arte dell’ascoltare n’è una premessa necessaria. In una piccola stazione di bagni non lontana da Vicenza, a Recoaro, dove passai la primavera del 1881, scopersi insieme col mio maestro ed amico Pietro Gast — anch’egli un rigenerato — che la musica-fenice volava davanti a noi con penne più leggere e più splendenti che mai. Se invece conto da quel giorno in avanti, fino al parto avvenuto improvvisamente e nelle condizioni più inve-