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76 ecce homo


Nella terza e nella quarta «Considerazione inopportuna», come indici d’un concetto superiore di cultura, del ristabilimento del concetto di «cultura», sono opposti due casi di egoismo, di educazione di sè stessi, due tipi per eccellenza fuori del loro tempo, pieni di sovrano disprezzo per tutto ciò che intorno a loro si chiamava «impero», «cultura», «Cristianesimo», «Bismarck», «successo»; dico Schopenhauer e Wagner, oppure, con una parola sola, Nietzsche.


2.


Il primo di questi quattro attentati ebbe un successo straordinario. Il rumore che fece fu, in ogni senso, magnifico. Avevo toccato una nazione vittoriosa nel suo punto debole, dimostrando che la sua vittoria non era un avvenimento nella storia della cultura, ma forse forse, era tutt’altra cosa.... La risposta venne da ogni parte e non solo, tutt’altro, dai vecchi amici di Davide Strauss ch’io avevo messo in ridicolo come il vero tipo d’un soddisfatto, d’un filisteo della cultura tedesca, in breve, come autore di quell’evangelo da birreria ch’è la «vecchia e nuova fede». (L’espressione «filisteo della cultura», dopo il mio lavoro, è rimasta nell’uso della lingua). Questi vecchi amici ai quali, come württemberghesi e bavaresi, avevo dato un gran colpo col trovare ridicolo il loro prodigio, il loro Strauss, risposero con tutta l’onestà e la grossolanità che mi potevo augurare; i prussiani ribatterono con maggior prudenza: c’era, nelle loro risposte, più «blu berlinese». Le cose più sconvenienti furono scritte da un giornale di Lipsia, dai famigerati «Grenzboten»; ebbi un bel da fare per trattenere quelli di Basilea, sdegnati, dal fare qualche sproposito. Si decisero incondizionatamente in favor mio soltanto alcuni vecchi signori, per motivi varii e, in parte, inesplicabili. Fra gli altri, l’Ewald di Strasburgo che lasciò comprendere che il mio attacco era riuscito